Vi do il benvenuto su Grembo (ep. 37)
Ciao, io sono Anna Acquistapace e vi do il benvenuto su Grembo, racconti di latte – una serie speciale di episodi dedicati all’allattamento.
Si dice spesso che l’allattamento sia la cosa più naturale del mondo e, in effetti, il latte materno è un nutrimento straordinario: sempre pronto. alla giusta temperatura, sostenibile, e fatto su misura per il nostro bambino o la nostra bambina.
Nella nostra cultura abbiamo davanti agli occhi immagini di allattamento fin dall’antico Egitto, quando la dea Iside veniva raffigurata mentre nutriva il figlio Horus. Eppure allattare non è affatto scontato. Naturale non significa sempre facile.
Avviare un allattamento sereno può essere una sfida. Ci sono ostacoli, dubbi, momenti di fatica, ma come in ogni passaggio delicato della vita, ciò che fa la differenza è il sostegno che riceviamo, quello che ci aiuta a trovare una posizione più comoda, uno spazio sicuro, una parola gentile.
Per questo vogliamo raccontarvi le storie di latte. Ascolteremo voci di mamme che condivideranno la loro esperienza con tutte le sfumature che portano con sé. Lo faremo insieme ad un’ostetrica e consulente dell’allattamento, Arianna Ciucci, che ci offrirà la sua prospettiva di esperta. Arianna è anche autrice del libro “La buona nascita”, edito da San Paolo, e lavora nell’associazione Gepo.
Certo, Iside era una dea, ma anche noi non siamo da meno. Avere accanto qualcuno che ci accompagna, ci ascolta e ci informa può davvero fare la differenza per vivere questa esperienza in modo più consapevole e soprattutto più nostro. Buon ascolto!
Se volete sostenere questo progetto, iscrivetevi al canale, lasciate le vostre recensioni e condividete gli episodi con le persone a cui volete bene.
“Racconti di latte”, sponsored by Inglesina
Prima di lasciarvi all’ascolto di questo episodio, vorrei dedicare un momento a parlare del brand che ha reso possibile questa produzione, Inglesina.
C’è qualcosa di profondamente misterioso nel momento in cui un bambino arriva al mondo. È la vita che si rivela in uno sguardo nuovo che incontra il nostro per la prima volta. Quello sguardo è prezioso e nasconde un’emozione che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande.
Quello sguardo lo conosce bene Inglesina, che dal 1963 accompagna le famiglie in questa trasformazione. Ogni prodotto che crea nasce dall’attenzione, dallo studio, dalla comprensione profonda dei bisogni di chi nasce e di chi accoglie, perché Inglesina sa quanto sia importante il benessere dei più piccoli e avere gli strumenti giusti per affrontare questo viaggio con consapevolezza, sicurezza e fiducia.
Credo fermamente, come Inglesina, che prendersi cura dei più piccoli significhi prendersi cura del futuro. Sosteniamo le mamme, i papà, le famiglie, perché ogni bambino che nasce porta con sé lo spettacolo della vita.
E ora lasciamoci sorprendere dalle storie di Grembo. Buon ascolto!

Introduzione
In questo episodio di latte mi sono sentita veramente accompagnata, perché al mio fianco avevo due professioniste che, ogni giorno, lavorano con tante coppie in attesa e nel post-parto. Arianna Ciucci, ostetrica – che già avete incontrato in questo podcast – e Ilaria Magrinelli, mamma, educatrice perinatale e ideatrice dello spazio Gaia.
Se c’è una parola che riassume questo episodio, che state per ascoltare, direi “stare”: un verbo che Ilaria ha fatto suo, non solo per la sua storia di mamma e le sue storie di allattamento, ma anche come consiglio per tutte quelle coppie, mamme e papà che accompagna ogni giorno nel suo spazio.
La sua storia di latte è iniziata un po’ in salita. Nonostante la sua preparazione si è ritrovata con grandi fatiche, tante notti in bianco; una bambina che non aveva nessuna intenzione di essere lasciata in una culletta, un seno provato da ragadi sanguinanti e un dolore che – se Ilaria chiude gli occhi – riesce ancora a percepire. Eppure la piccola Sofia cresceva bene, quindi dov’era il problema?
Il problema è che nessuno si interessava alla mamma.
Ed è da questa esperienza che Ilaria capisce quanto sia importante giocare d’anticipo, prepararsi e avvisare i genitori. Non c’è bisogno di ricordare la parte più bella e meravigliosa della genitorialità (la scoprirete voi stessi). C’è invece bisogno di qualcuno che vi dia qualche strumento in più per la cassetta degli attrezzi, nel caso il cammino diventi un po’ più impervio.
Per questo scegliete con cura i corsi di preparazione alla nascita, che includano una parte consistente dedicata all’allattamento.
E poi ascoltate fino in fondo questo episodio, perché troverete già qualche indicazione utile!
Intervista a Ilaria Magrinelli
[Anna] – Ciao Ilaria, benvenuta al microfono di Grembo!
[Ilaria] – Ciao Anna, grazie!
[Anna] – E grazie per la tua ospitalità perché qui siamo “nel tuo grembo” che è Spazio Gaia, il luogo che hai creato e che si prende cura dei futuri e neo-genitori e di cui sicuramente parleremo.
[Anna] – In questo episodio, poi, mi sento veramente bene accompagnata perché oltre ad avere te, Ilaria, con cui parleremo della tua storia di allattamento e di accompagnamento di altre mamme, ci sarà con me Arianna Ciucci. Ciao Arianna!
[Arianna] – Ciao Anna!
[Anna] – Ben ritrovata. Arianna è ostetrica e consulente IBCLC in Gepo, che ci accompagnerà in questa chiacchierata insieme, e che ci offrirà – ci offrirai – la tua prospettiva di professionista.
[Anna] – Insomma, quindi sono bella comoda tra di voi e, se volete, partiamo.
[Anna] – Partiamo con Ilaria. Ti va di presentarti, dirmi chi sei, quanti anni hai, dove vivi, di cosa ti occupi e da chi è composta la tua famiglia?
[Ilaria] – Bene, allora sono Ilaria Magrinelli, educatrice perinatale e counselor, insegnante di massaggio infantile. Ho quasi 48 anni, sono sposata con Stefano da parecchio ormai e mamma di tre ragazzi, adolescenti in questo momento. Sofia 16, più o meno, Zeno 14 e Giulio 12 anni. Abito poco lontano da qui, quindi insomma la mia casa anche fisica non è lontanissima dalla mia casa di lavoro.
[Anna] – E in che città ci troviamo?
[Ilaria] – Siamo a Soave, in provincia di Verona.
[Anna] – Perfetto. Grazie.
Prepararsi in gravidanza
[Anna] – La tua storia di nascita, come mamma, inizia quindi ormai 16 anni fa.
[Ilaria] – Sì.
[Anna] – Con l’arrivo di Sofia. E questa tua esperienza ti ha portato in un vortice virtuoso che ti ha spinta a creare qualcosa di veramente prezioso per i genitori. Ti va di raccontarmi quel cambio di direzione? Da dove partivi e dove sei arrivata?
[Ilaria] – Sì, è sempre emozionante tornare indietro di quasi 17 anni, in quella totale inconsapevolezza [ridono, NdR] che avevo in attesa di Sofia. Cioè per me era tutto sogno, tutto meraviglioso: “ai bambini basta voler bene”, che cosa serve di più?
[Anna] – “Facile, eh”!
[Ilaria] – Eh, l’hai desiderato, arriva, gli vuoi bene ed è fatta. Sì, vabbè, qualche notte magari in cui non si dorme, però che cosa vuoi che sia? Quindi mi sono preparata con un corso di accompagnamento alla nascita tradizionale, da sola, quindi non in coppia. Ed è andato tutto benissimo “finché non è nata lei”, nel senso che poi, dopo pochissime ore – a parte un momento di magia in sala parto con un pelle a pelle spettacolare – mi sono accorta da subito che tutto quello che non sapevo era già un problema.
[Ilaria] – Nel senso che io ero preparatissima a tutto quello che sarebbe potuto accadere durante il parto. Cioè, anche se ci ripenso, alle “emergenze” – che, se ci pensiamo bene, la mamma lì, che cosa deve sapere delle emergenze in sala parto? Nulla, no? C’è il personale formato per…ecco!
Io ero formata sulle emergenze che sarebbero potute accadere, ma non sapevo nulla di questa “cosa” che mi ritrovavo a gestire tra le braccia, che non parlava, piangeva in continuazione e l’unico modo per “sedarla” era tenerla attaccata al seno.
[Ilaria] – Ma io arrivavo, appunto, da una preparazione che diceva sì, la richiesta sì, però ogni 3 ore!
[Anna] – Quindi, già così, come convivono le due cose?!
[Ilaria] – Esatto! E quindi, come dico sempre alle mie coppie nei corsi di accompagnamento alla nascita, per 19 notti e 19 giorni abbiamo vissuto, penso, l’incubo peggiore. Perché, davvero, cercavo di dare un ritmo a questo allattamento, a questa bambina che era veramente inappoggiabile, quindi passava da rimanere qui [sul petto, NdR], a stare al seno, a rimettersi qui…
[Anna] – Dritta!
[Ilaria] – Ecco, quindi, veramente per il primo periodo è stato molto molto difficile. Più che complesso direi, proprio uso il termine “difficile” perché per me è stato questo.
Cercare informazioni sull’allattamento
[Ilaria] – Dopo una ventina di giorni, ricordo insomma la ricerca disperata di informazioni. Io ho cominciato…cioè, il mio lavoro nasce da quell’urgenza per cui dicevo “ma non può essere”.
[Ilaria] – Banalmente, c’è qualcosa che “non funziona” se a dormire qui [addosso, NdR] dorme, e appena tento [di poggiarla non dorme, NdR]. Oppure se do un orario impazzisce, se non lo do, no. Quindi ho iniziato a cercare quel poco materiale che 17 anni fa avevamo, perché oggi c’è veramente troppo, ce lo diciamo sempre, troppe informazioni. Però 17 anni fa, 16 anni e mezzo fa, erano poche; i libri di allattamento non erano tantissimi.
[Ilaria] – E quindi un po’ l’allattamento, un po’ vai alla ricerca in qualche sito, un incontro trovato a un’ora e mezza di strada, andiamo a vedere anche qui se magari portiamo a casa qualche informazione…Ho iniziato proprio a mettere insieme dei pezzi che potessero funzionare.
Lo dico per tutte le mamme, e anche i papà, ma soprattutto le mamme che ci ascolteranno: con 3 mesi di pensieri che sono stati “Ma chi me l’ha fatto fare?”, “Quando finirà tutto questo?”, e “Stavamo così bene noi due senza ‘sta qua”.
[Anna] – Oh! Che sono pensieri che possiamo dire, che sono legittimi!
[Ilaria] – Sono pensieri! Sono legittimi e che, stando strette, il 98% delle donne fa almeno una volta. Qualcuno dice “sì, almeno una volta al giorno all’inizio”, no?
[Ridono, NdR]
[Ilaria] – Però almeno una volta pensi “Oddio, chi me l’ha fatto fare? Dove son finita? Non finirà mai ‘sto incubo”. Ed è proprio l’inizio, poi, dei miei corsi, dove dico sempre:
Oggi siete in gravidanza, nel momento del sogno, dell’immaginato, dell’immaginario, però arriverà questo momento. Ecco, è importante che qualcuno vi dica prima che arriverà questo momento, perché poi quando siete lì, non vi sentirete dei mostri, ma vi sentirete normali.
[Anna] – Certo!
[Ilaria] – È quello che dobbiamo fare.
[Anna] – Grazie, grazie per dirlo, perché veramente non è scontato.
[Ilaria] – Io partivo da hospitality manager in una delle più grandi cantine vitivinicole in Italia e, durante la maternità, ho detto – un po’ per incompatibilità di orari…Ho iniziato a studiare ma, ripeto, per “sopravvivere”, all’inizio non avevo idea, si è poi, diciamo, svelato e definito nel tempo il processo. Ho iniziato a studiare per dare quello che a me era mancato.
[Ilaria] – E quindi, come dico sempre, è un corso quello che propongo che va un po’ fuori dai canoni: è poco romantico, cioè non mi sentono mai dire “Vedrete quanto sarà bello diventare genitori”.
No, il bello del diventare genitori lo scoprono da soli. Serve che qualcuno, no, ci dica…cioè a me sarebbe stato davvero utile se qualcuno mi avesse detto, “Guarda che nel primo periodo la fatica sovrasterà la tua gioia dell’essere mamma, ecco.
[Anna] – Certo, così una persona ha il tempo di prepararsi, ha il tempo di iniziare a ordinare i pensieri e arrivare di fronte a quell’eventuale fatica – che per alcune è più grande, per altre un po’ meno – un po’ più preparati, un po’ più sereni.
L’allattamento nei corsi preparto
[Anna] – Arianna, siamo già entrate nel vivo dell’argomento “allattamento” che, abbiamo capito, può essere un tema complesso e quindi vorrei una tua prospettiva, un pensiero sul tema. Perché, come giustamente anticipava Ilaria, nei corsi di accompagnamento alla nascita si spende molto tempo, tante ore, tanti capitoli sulla gravidanza, la fisiologia del parto che dura, diciamocelo, poche ore, ha un tempo definito e pochissimo tempo sulla questione allattamento che, se ci va bene, può andare avanti anni. Perché succede questo?
[Arianna] – Mh. La risposta è un po’ difficile trovarla, nel senso… Intanto mi piace sapere che non sono l’unica che fa corsi dove dice “è difficile, è tosta, è faticosa”, eccetera. Quindi mi viene da un po’ da dire che abbiamo, sul territorio, diverse tipologie di corsi, corsi che non si fermano sulla superficie, ma corsi che hanno la voglia di entrare in quello che è realmente il quotidiano, di confrontarsi e di creare strumenti.
[Arianna] – La prima sensazione che mi viene un po’ così da mettere rilievo è che forse non si è ancora capito quanto sia importante spendere tempo prima sulla preparazione dell’allattamento in quanto base di salute. Cioè, mi viene proprio da dire che probabilmente manca un supporto sociale, politico su questa cosa.
Noi durante il percorso di un corso, cosa dobbiamo tutelare? Dobbiamo tutelare la salute, questa è la prima base. Se l’allattamento è un discorso e un percorso che ci aiuta ad avere dei passaggi di salute, questo dovrebbe entrare a gamba tesa.
[Arianna] – Ce lo dicono anche di farlo, in realtà, perché noi abbiamo dei bellissimi passi da cui prendere spunto, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità e UNICEF ci hanno dato, che si chiamano 10 passi per la protezione, promozione, sostegno dell’allattamento, dove al terzo passo ci dicono che tutte le donne, anche se non fanno un corso di accompagnamento alla nascita, dovrebbe essere informate prima della 34ª settimana di gestazione – quindi anche con un timing preciso – su quelli che sono i benefici dell’allattamento e su come, eventualmente, riuscire a far partire questo percorso.
[Arianna] – Quindi abbiamo delle indicazioni che, mannaggia, fanno ancora un po’ fatica ad entrare. Così come altri momenti fondamentali, a mio parere, sono quelli che vengono chiamati ormai bilanci di salute. In gravidanza non si dovrebbe fare una visita o un controllo del benessere, ma proprio rileggerlo sotto quest’ottica: bilancio di salute.
[Arianna] – Nel bilancio di salute, durante la gravidanza, c’è anche un controllo di come il tuo seno sta, di come si sta cambiando, se si sta preparando l’allattamento…E, teoricamente, durante quelle che sono le visite in gravidanza dovresti, già lì, anche affrontare il tema dell’allattamento. Quindi, come operatori, sappiamo che dobbiamo affondare e lavorare su questa cosa. Poi la ragione “intima” è un po’ difficile da andare a trovare.
[Arianna] – Eh, mi viene da buttare lì – un po’ come Ilaria ha detto per chi ci ascolterà – qualche idea e qualche suggerimento per chi ci ascolterà è: dedicarsi tempo. Dedicarsi tempo, soprattutto in una città [come quella, NdR] dove io lavoro, che è una città estremamente frenetica, vedo sempre di più anche la partecipazione al corso chirurgica. “Pam, pam, pam, via, mi son portato a casa quelle cose lì”.
[Arianna] – E io, dico sempre, respiriamo un attimo, perché dopo arriva quello. E il dedicarsi tempo, il rallentare, lo scoprire, il conoscere sono le chiavi fondamentali per poi affrontare quello sconvolgimento, quel trambusto, quella trasformazione, con qualche strumento in mano in più.
[Anna] – Certo. Mi vien da aggiungere quindi che anche dalla prospettiva dei genitori, e dei futuri genitori anche, di andarsi a cercare quei corsi. È vero, gli operatori magari si devono aggiornare, adeguare a queste tematiche, però anche dall’altro lato anche il futuro genitore ha la possibilità di scegliere il luogo più giusto per essere ben informato e accompagnato.
[Anna] – Tu, Ilaria, vuoi aggiungere qualcosa su questo argomento?
[Ilaria] – Mentre Arianna parlava pensavo proprio alle donne italiane in gravidanza intervistate, per cui il 90% più o meno dice di voler allattare. Poi, però, le percentuali noi sappiamo che sono assolutamente più basse, insomma.
Si stima che arrivi forse un 15%, ma in alcune regioni neppure, al sesto mese, no? Quindi da linee guida, in modo esclusivo.
[Ilaria] – E io dico sempre che tutti quegli allattamenti ce li “perdiamo” proprio nei corsi tante volte, quando non se ne parla o, se se ne parla, se ne parla ancora in modo molto edulcorato. “Sarà facile, sarà naturale, cosa serve? Metti il tuo bambino lì e verranno fiumi di latte”. Ecco, no! Quindi mi trovo proprio d’accordo.
[Ilaria] – Parlarne per far prevenzione, ecco, anche poi – ne parleremo – anche per scegliere di non intraprendere il percorso, che secondo me è una chiave. Cioè, proprio parlarne prima non serve solo per chi vorrà allattare, ma anche per chi non sceglierà questo percorso e lo fa in modo consapevole, che è tutta un’altra cosa.
[Arianna] – Esatto!
La fatica dell’allattamento, tra ragadi e contatto
[Anna] – E tornando alla tua storia, quindi, quando non c’era ancora tutta questa consapevolezza, tutte queste informazioni, Ilaria…
[Ilaria] – Mesi di fatica!
[Anna] – Esatto, raccontami un po’ di questa fatica, com’è andata? Già dal primo incontro.
[Ilaria] – Parto dal positivo, ok? Che probabilmente è stato ciò che ha tenuto a galla questo allattamento così difficile: Sofia cresceva benissimo. La andavi a pesare ed era una soddisfazione. Se tu volevi la soddisfazione alla bilancia, Sofia era la classica bambina che te la dava.
Quindi andavo a pesare, andava tutto bene, ma io avevo questo dolore allucinante, un dolore inspiegabile. E quando andavo a pesare non mi è mai stato detto “Proviamo a vedere una poppata, vediamo un po’, scopri questo seno, fammi vedere”, ma “È normale, è normale allattare con dolore.” E quindi ho fatto settimane ad allattare con queste ragadi – che ho scoperto dopo, così, che si chiamano ragadi, sanguinanti, a sinistra. Se io chiudo gli occhi, Anna, ricordo ancora il dolore che raggiungeva il piede sinistro quando lei si attaccava.
[Ilaria] – Mi ha fatto rimanere lì solo il fatto che, nella vita in generale, sono una testona, cioè che sto nelle cose, però io, se mi riguardo a posteriori, dico “Ma ma come hai fatto?”. Penso che sarebbe stato uno di quegli allattamenti davvero che, a un certo punto, uno dice “grazie, sai che c’è? Ecco, va bene così”.
[Ilaria] – Quindi era sempre attaccata, e queste ragadi che sì, un pochino miglioravano, però ci ho messo settimane e settimane a farle passare. Pensa che poi, in età più consapevole, ho fatto perfino controllare il frenulo, perché ho detto “io voglio sapere se quel dolore era causato da…” e invece no, probabilmente la posizione, lei che stringe, chissà!
[Ilaria] – Però, ecco, è stato veramente complesso restare. E poi questa richiesta di contatto, al di là dell’allattamento, ma che con l’allattamento si impastava, perché a un certo punto a me era chiaro che non stava più attaccata per mangiare. E a ogni tentativo di sgancio vedevi questa che, come un pulcino, andava alla ricerca e dicevo “No, ma scusa, ma dovrebbe essere che un po’ di pausa ce l’hai tra…”
[Ilaria] – E invece ho fatto 3 mesi in cui ero lì, sempre lì, ma consapevole che non era solo mangiare. E stava andando tutto bene! Perché oggi diciamo che quando un bambino è sempre attaccato, magari c’è qualcosa che non va: infatti non cresce, non fa pipì – e invece lei stava benone. Lei era proprio una bambina che, probabilmente, mi doveva ancorare lì a quell’esperienza di maternità, no? Cioè, diceva “seh, dove pensi di andare tu? Vieni qua!”
[Ridono, NdR]
[Anna] – Ti spiego io!
[Ilaria] – Ad ogni tentativo di allontanamento, “Mamma, qua, qua con me”. Insomma, se ci ripenso ci ripenso un po’ con le lacrime agli occhi, da una parte ci ripenso con un grande sorriso.
Perché tutto quello stare poi è diventato veramente qualcosa che mai avrei immaginato, insomma.
[Ilaria] – Da quel dolore, da quella fatica, poi a un certo punto si è veramente fatta luce in me, una consapevolezza per cui dobbiamo dirle queste cose, non può essere che ancora oggi le donne pensino che sia tutto facile…
[Anna] – Che sia normale provare dolore!
[Ilaria] – Esatto, esatto.
Che cos’è la doppia pesata
[Anna] – Hai citato il tema del peso che è strettamente legato alla questione dell’allattamento, tant’è che esiste una pratica, più o meno diffusa, adesso mi dirai [Arianna], di questa doppia pesata. Due parole che, accostate, non sono molto chiare. Arianna, ci fai un po’ di chiarezza su che cos’è la doppia pesata?
[Arianna] – Assolutamente!
È la prima proposta che qualsiasi nonna fa.
[Ridono, NdR]
[Ilaria] – “Definizione di doppia pesata”!
[Arianna] – Qualsiasi donna che tu segui in allattamento ha una nonna dietro che dice “Ma non si fa più come una volta, che si pesa prima e dopo per capire che cosa questa creatura mangia”. Che cos’è questa doppia pesata? È tendenzialmente, appunto, pesare il bambino prima della poppata, pesarlo a conclusione della poppata per decretare quanto ha mangiato.
[Arianna] – La doppia pesata è stata in passato una delle cause di fallimento degli allattamenti. Perché, mi vien da dire, tu a colazione mangi la stessa cosa che mangi a mezzogiorno, che mangi a merenda e via dicendo? No. La doppia pesata perde assolutamente di vista la variabilità. Il bambino non mangia sempre la stessa quantità di latte in tutti i momenti della giornata.
[Arianna] – Abbiamo anche le conoscenze che, appunto, il bambino, spesso e volentieri, soprattutto quando è un neonatino, ha questa caratteristica delle “poppate a grappolo”, quindi alcuni momenti in cui si attacca frequentemente e sembra che non sia mai sazio. Quindi la doppia pesata vuole oggettivare un qualcosa che è molto variabile, ok? Senza tenere in considerazione un altro fattore importante che è quello dell’autoregolazione del bambino.
Il bambino sa autoregolarsi e quindi, in quell’istante, ha bisogno di quella determinata quantità.
[Arianna] – La doppia pesata era usata tantissimo in passato e, appunto, veniva detto “se tendenzialmente dovrebbe prendere 80 in questa poppata e ha preso 50 è perché non hai latte, quindi aggiungiamo l’aggiunta”. E quindi questo è stato il lavoro che, come vi dicevo, ha messo un po’ in crisi gli allattamenti.
[Arianna] – Ad oggi è stata un po’ rivista, sotto una chiave diversa. Quindi in alcuni casi, io personalmente non la uso, non è una cosa che in ogni caso utilizzo, però: in alcuni casi può essere consigliata la doppia pesata per uno o due giorni, ma non andando a vedere la singola pesata, andando a vedere tendenzialmente nell’arco della giornata se quel bimbo ha assunto più o meno la quantità di latte che, per il suo peso, per la sua età, tendenzialmente deve prendere.
[Arianna] – Questa cosa è uno strumento che si può eventualmente utilizzare – sempre accompagnati da una persona di supporto e una persona esperta, quindi non mi metterei a farla “così” – in quei casi in cui si sta cercando di traghettare da un allattamento magari misto verso un allattamento esclusivo, quindi un po’ per trovare una quadra.
[Arianna] – Ci sono altri mezzi, però eventualmente si può contestualizzare in questa maniera, ma altrimenti fatta randomica manda molto in confusione, manda in crisi: perché io ho delle aspettative che poi magari non ritrovo in quella pesata, e quindi non è di certo un mezzo che ci aiuta.
[Anna] – Grazie!
Senso di colpa e allattamento
[Anna] – Ilaria, vorrei affrontare con te un altro tema, che riguarda l’allattamento e i sensi di colpa delle mamme. Poi magari tu non l’hai vissuto, o l’hai vissuto in modo diverso, però sicuramente con la tua esperienza in Spazio Gaia sei stata a contatto con tante storie di mamme che hanno vissuto questo senso di colpa del “non riuscire” ad allattare al seno.
[Anna] – Quanto la tua esperienza di mamma e di educatrice perinatale è stata utile per accompagnare le mamme nel lasciare un po’ fuori dalla porta questo senso di colpa?
[Ilaria] – Bella domanda!
[Arianna] – Oh sì!
[Ilaria] – Vero? [Ridono, NdR] Poi la fai anche ad Arianna!
[Arianna] – Spero di no! [Ridono, NdR]
[Ilaria] – Tante mamme e tanti sensi di colpa, però “sempre meno” mi verrebbe da dire se, alla base, c’è una consapevolezza – di cui abbiamo appena parlato – rispetto al fatto che l’allattamento non è una cosa semplice, non è una cosa facile e che la preparazione in gravidanza può fare un’immensa differenza.
[Ilaria] – Mi spiego, non è che se io son preparata in gravidanza poi andrà tutto benissimo, e il mio allattamento sarà in discesa e tutto. Però sicuramente già il fatto di mettere in conto che potrebbe andare in modo “diverso” da come me la immagino, beh, questo permette alle madri, anche nel caso in cui decidessero di allattare, se poi le cose non vanno, di avere una rilettura della storia diversa.
[Ilaria] – Perché se tutti mi dicono che allattare “è facilissimo, è immediato e sarà stupendo e mi sentirò una regina e sarà tutto fantastico” e poi non solo fatico, ma anche poi non riesco: il gap tra aspettativa e realtà è qualcosa di difficilmente colmabile. Se invece io parto dal presupposto che è complesso, che sarà probabilmente sfidante all’inizio l’allattamento, e poi qualcosa non va per il verso “giusto”, anche la rielaborazione è diversa.
[Ilaria] – O anche, semplicemente, a me capita di vedere mamme che hanno un allattamento che magari con un po’ di difficoltà parte, si avvia, va tutto bene, e poi a un certo punto arrivano e dicono “Sai che c’è? ‘Sta cosa non fa per me. Io non ci voglio stare con un bambino sempre attaccato all’inizio”.
[Ilaria] – Oppure semplicemente “io mi voglio organizzare e quindi voglio sapere; “Io sono una persona ansiosa e voglio sapere precisamente quanto il mio bambino mangia”.
Possono essere mille i motivi per cui una donna poi si trova a scegliere.
[Ilaria] – In quel caso, se c’è stato un lavoro a monte, secondo me, anche il senso di colpa si affievolisce. Poi sì – se ne parlava un po’ prima – il senso di colpa accompagna [sempre] la vita delle madri; chi ce l’ha più per un argomento, chi ce l’ha più per un altro, però in linea di massima ci ritroviamo lì.
La consapevolezza dell’allattamento
[Ilaria] – Però ecco, sicuramente, a mio avviso, proprio con uno sguardo al futuro, la prevenzione anche in questo senso: preparare le donne, le coppie, prima che non sarà tutto così meravigliosamente facile fin dall’inizio. Beh, insomma, questo per me può fare tantissima differenza rispetto magari a sensi di colpa nel post.
E c’è un altro aspetto che se una donna sceglie di non allattare è molto diverso da che se una donna non ce la fa.
[Ilaria] – Perché se io scelgo, alla fine mi posso anche dispiacere per alcuni aspetti, ma diciamocelo, c’è anche chi si dispiace di non dare il bibe, per alcuni aspetti, no? Cioè quando devi essere sempre tu, lì, con ‘sto bambino attaccato, ci sono milioni di volte in cui dici “Sai che c’è adesso? Io vorrei una nonna, un papà che si materializzasse qui, desse il biberon e io me ne vado a fare dell’altro”.
[Ilaria] – Quindi sia una scelta che l’altra hanno vantaggi e svantaggi e potremmo stare qua a parlarne per ore. Però se io scelgo all’inizio di non allattare, poi qualunque cosa accada nel percorso avrò il mio strumento di partenza, che è stata una scelta. Se invece è stato perché “il pediatra non mi ha supportato”, “non avevo le informazioni”, “pensavo una cosa, invece era un’altra”; tutta una serie di cose che non dipendono magari da me, magari faccio più fatica a starci dentro.
[Anna] – Certo!
[Ilaria] – Non so se mi sono spiegata!
[Anna] – Chiarissimo!
[Arianna] – Assolutamente!
[Anna] – Adesso anche Arianna ci dà la sua prospettiva. Comunque sia è proprio un tema di consapevolezza. Cioè mi porto a casa questa parola da questa tua risposta, perché fa veramente la differenza.
[Ilaria] – La differenza è tutta lì!
[Arianna] – Sì! È la consapevolezza che poi ti aiuta anche a andare a ricercare gli strumenti necessari, se ti trovi nel momento di fatica, di crisi, per andare avanti o prendere delle decisioni.
Stare nella propria storia
[Arianna] – Un lavoro che faccio sempre – in parallelo alle tue parole, Ilaria, con le quali mi trovo in assoluto accordo – è quello di riportare all’originalità dell’esperienza. Nel senso che cerco di far sì che lo sguardo delle coppie cada sul fatto che quello che stanno vivendo è qualcosa di unico e irripetibile.
[Arianna] – Quindi anche il confronto, che ritengo essere fondamentale, però…nelle coppie di oggi c’è proprio anche un po’ andare a cercare informazioni ma per trovare subito la soluzione. Invece mi piace proprio invitarli a dire “bene, questa è la storia che stiamo vivendo e in questa storia ci dobbiamo stare”, che è un termine che ha utilizzato Ilaria e che mi è piaciuto molto.
In questa storia ci dobbiamo stare e questi sono i mezzi e le situazioni che dobbiamo affrontare. E penso che anche proprio esplicitare questa cosa sia un qualcosa che aiuti nell’elaborazione, nella gestione di questo senso di colpa.
[Arianna] – Quindi non siamo in un ambiente di performance, siamo in un ambiente di umanità, di percorso, di esseri umani, di un bambino che nasce con un suo percorso, una sua storia, delle caratteristiche fisiche. E quindi un percorso nel quale dobbiamo entrarci e viverlo per quello che è, per quello che ci è stato dato, con la ricerca di strumenti idonei e adeguati.
Quindi un passaggio ulteriore all’informazione, alla consapevolezza, alla scelta è proprio l’oggettivare: qui siamo!
[Anna] – Beh, se parli di stare è proprio un “cavallo di battaglia” di Ilaria, quindi siete super allineate. È difficile perché poi in quel periodo di vita c’è grande cambiamento e quindi giustamente anticipare queste riflessioni, questi pensieri, essere accompagnati già nel pre, ovviamente spiana la strada in un momento in cui invece siamo magari portati a prendere delle decisioni da un giorno con l’altro, perché le circostanze ci obbligano.
[Ilaria] – Certo, mi trovo d’accordissimo con Arianna che dice «stare nell’unicità» di questo bambino, ma anche di questa mamma, di questo papà, cioè stare lì, no? E dire “Ok, voi siete questi!”. “Ma mia cugina, ma mia sorella, ma mia…” sì, però loro sono loro. Banalmente, hanno una casa diversa dalla vostra, hanno un lavoro diverso dal vostro, hanno uno stile di vita che non è il vostro. Quindi ogni famiglia ha il suo.
E oggi è difficile, perché, diciamocelo: nello scrollare Instagram, come dico sempre, in un minuto entri in 30 case perfette.
[Ilaria] – Se poi il tuo algoritmo ti propone solo maternità, ti trovi a dire “Ma questa storia è così diversa dalla mia? Cos’ha la mia che non va? Cosa sto sbagliando?”. Niente! È la tua storia, quindi è in questa che è necessario stare.
Ogni allattamento è a sé
[Anna] – E a proposito della tua storia, ritornando quindi alla tua storia di allattamento con Sofia poi hai trovato…
[Ilaria] – Una quadra!
[Ridono, NdR]
[Anna] – E però sappiamo che ogni storia poi è a sé, quindi con gli altri due com’è andata?
[Ilaria] – Allora, con Zeno l’allattamento perfetto. Cioè, probabilmente se fosse nato per primo Zeno non sarebbe successo tutto questo…
[Ridono, NdR]
[Ilaria] – Cresceva, stava tranquillone, proprio il contrario. E zero dolore, ma perché allora avevo imparato, insomma, che un buon attacco, un attacco efficace, fa la differenza. E quindi era completamente un altro bambino, appoggiabile addirittura in certi momenti della giornata, quindi sì, un’esperienza completamente diversa. E poi, dopo due allattamenti in cui mangiavano e crescevano bene, si addormentavano utilizzando il seno, per cui per me era un’arma, una strategia meravigliosa. Per me i bambini funzionavano così.
[Ilaria] – A proposito di unicità, è arrivato Giulio: bagno di umiltà!
[Ridono, NdR]
[Anna] – C’era ancora un pezzo di strada da fare!
[Ilaria] – Mooolta strada da fare! Mancava un pezzettino!
[Ilaria] – E niente, Giulio mangiava, faceva le sue cacche, le sue pipì, ma metteva su pochissimo peso. E oltretutto mangiava, poi si staccava e ti guardava con quella faccia come dire “Bene, adesso dai, addormentami, dimmi un po’, trova una strategia!”
[Arianna] – Ti sfidava!
[Ilaria] – E quindi è stato un ricominciare!
[Ilaria] – La mia grandissima fortuna (perché lui cresceva in lunghezza, era vispo) è stata una pediatra, illuminatissima per essere 12 anni fa, che ogni volta che le dicevo “Però, dottoressa, insomma, il peso!”, perché magari faceva quella settimana interessante, ma poi quella dopo fermo peso.
[Ilaria] – E, insomma, lei mi diceva sempre: «Guardi che l’obesità è una malattia, non la magrezza. E lui sarà così, vedrà che poi iniziando lo svezzamento, se deve cominciare a crescere cresce e sennò manterrà questo trend». E lui ha mantenuto il suo trend, pur crescendo. E insomma adesso ha 12 anni ed è super vispo.
[Ilaria] – Quindi l’unicità di ogni bambino, finché prima se ne parlava, io dicevo è proprio vero.
Perché io ho tre percorsi di allattamento, tre diversissimi. Proprio tre storie che a raccontarle sembrano le storie di tre madri diverse, di tre segni diversi, eppure ero sempre io.
L’ansia da percentile: il 50° è la media
[Anna] – E su questo apriamo un breve capitolo sul “magico mondo” dei percentili e dell’ansia da percentile.
[Arianna] – Sì!
[Anna] – Ovviamente quando noi portiamo il bambino o la bambina al controllo, e quindi aspettiamo l’esito, è come un po’ aspettare un esame di maturità. Del tipo “sarò stata abbastanza brava?”, “sarà andato abbastanza bene l’allattamento?”.
[Anna] – Il percentile è un po’ una guida, però il rischio – dimmelo anche tu, Arianna – è che si inneschi poi un senso di performance per cui devi rientrare in quella riga di mezzo. E, se è su o giù, eh, di colpo ti dimentichi dell’importanza della costanza…
[Ilaria] – Dell’unicità!
[Anna] – Esatto! Del bambino che, magari, tende più al magro…e parte di nuovo un senso di colpa, di un altro tipo.
[Arianna] – Allora, hai detto proprio la cosa giusta: percentile di mezzo. È proprio lì l’errore, tra virgolette, mentale che facciamo.
Nel senso, i percentili che cosa ci mostrano? Ci mostrano tutte le unicità.
[Arianna] – Il percentile che cosa ci racconta? Ci racconta che tendenzialmente se io prendo 100 bambini di quella nazionalità – perché io non posso pensare che un percentile che utilizzo su un bambino asiatico possa andar bene su un bambino di un’altra zona del mondo, per dire, ok?
[Arianna] – Quindi se io in media prendo 100 bambini di due mesi, nati a termine logicamente, e di quel sesso (perché fa anche la differenza questo), tendenzialmente quei 100 bambini si posizionano da questo peso [in giù] a quest’altro [in su]. Da lì vengono decretate poi queste righe che si chiamano appunto percentili.
Il 50° percentile è la media, fondamentalmente. Quindi non vuol dire che chi sta sopra o chi sta sotto sia “sbagliato”.
[Annuiscono, NdR]
[Ilaria] – Eh perché poi è questo!
[Arianna] – Ognuno ha il suo percorso di crescita, ha la sua fisicità e via dicendo, quindi sono tutti bambini giusti, tra virgolette, ok? Ma con le loro variabili, con la loro unicità. Quindi il percentile va letto nell’andamento del tempo. Io bimbo “magrino”, piccolino, eccetera, devo andare avanti col mio magrino, piccolino, eccetera. Io, bimbo un po’ più robustino, vado avanti con quello stile di crescita.
Ed è uno stile di crescita che rispecchia quella che è la corporeità di quel bambino. Quindi il 50° non è il giusto, è la media.
[Anna] – Perfetto, grazie, grazie per questa chiarezza. Penso che abbiamo fatto molta chiarezza su questo argomento.
[Ilaria] – Sì, sì e credo che il [non] utilizzare proprio il termine “il giusto” ci dica che chi non è lì, non è sbagliato! E, rispetto a questo, poi si riflette quello che dicevi anche tu, Anna, perché poi altrimenti è la performance. Quindi se non sono lì, non guardo più neanche al peso del mio bambino, ma guardo a quello che io non sono riuscita a fare, che è un problema poi importante nel post-parto, insieme a tutto quello che c’è in quel momento.
Gli ingredienti di Spazio Gaia: amore, fatica, rete
[Anna] – Ilaria, vorrei farti un’ultima domanda sullo spazio in cui ci troviamo oggi, in cui siamo ospiti, che si chiama Spazio Gaia: è un luogo di cura, di accompagnamento prezioso che ci permette di ricreare quel famoso villaggio che serve per crescere i bambini, prendendosi cura innanzitutto di chi quei bambini li mette al mondo. Quali sono gli ingredienti di questo spazio?
[Ilaria] – Allora, sicuramente l’amore e la passione per questo lavoro e, come dico sempre, quella fatica che c’è stata all’inizio. Quando mi dicono “Ah, che bello lavori con i bambini” io dico sempre “No, lavoro con le mamme nel post-parto, è diverso”. Lavoro con i genitori in attesa, no?
[Ilaria] – Anche banalmente condurre un corso di accompagnamento in cui non dici che sarà tutto bellissimo è molto difficile, perché tu hai davanti un tot di coppie che invece sono nel momento di sogno massimo della vita. Soprattutto se questo bambino arriva dopo 5 anni di PMA, come fai tu a dire a una mamma, a un papà, “non sarete felici nel primo periodo”? È difficilissimo, ti guardano, no, con uno sguardo come a dire “poverina, questa è fuori”.
[Ilaria] – Però credo proprio che quella fatica dell’inizio mi porti oggi ad essere anche molto onesta, che la maggior parte, insomma ,delle esperienze, no, nel postparto…a maggior ragione oggi, perché noi non siamo come le donne e gli uomini degli anni 80, in cui magari avere un figlio era una botta di vita, oggi è completamente diverso, ecco.
[Ilaria] – Quindi sicuramente, insomma, tanta tanta cura, amore e che, però, arrivano da quella fatica iniziale che dico sempre, insomma, vorrei che nessuno [la debba vivere], poi ognuno vive la sua…però così, senza sapere nulla, come una barchetta in mezzo al mare, vorrei che nessuno la vivesse.
[Ilaria] – E poi direi rete, una rete che è quella che ho creato in questi quasi 15 anni, insomma, di lavoro. Una rete che è veramente preziosa, cioè se io penso alle ostetriche con cui collaboro, ai pediatri, ai ginecologi. Ecco, i ginecologi, per esempio, sono una una parte integrante e adesso hanno imparato, alla seconda visita, a dire “hai già pensato al corso di accompagnamento?”, a proposito, no?
Perché prima parlo di allattamento meglio è, perché poi sappiamo che dalla 30ª settimana la donna pensa a partorire giustamente, quindi se riesco a parlarne prima magari ho più tempo per approfondire.
[Ilaria] – Ecco, quindi una rete preziosissima di collaborazioni che non operano qui [fisicamente nello Spazio Gaia, NdR], però insomma io so che se oggi pomeriggio ho bisogno di una cosa urgente, ho insomma questa rete di salvataggio per le mie mamme, per i miei papà e questo è preziosissimo, insomma.
[Anna] – Grazie, è un bellissimo progetto. E grazie per la passione e la cura, perché poi a parte che si sentono, cioè io lo percepisco ed è bello che questo spazio non abbia solo questi confini e che vada oltre. Perché poi anche i genitori crescono, cambiano anche le esigenze dei bambini, dei professionisti e quindi il fatto di creare questa rete è questo famoso villaggio che stiamo tutti cercando di creare disperatamente.
[Arianna] – Esatto, e quotidianamente!
[Ridono, NdR]
Una parola
[Anna] – Arianna e Ilaria, vi chiederei di concludere questa nostra chiacchierata cercando di pensare ad una parola che possa descrivere la storia di allattamento di Ilaria, di allattamenti, che comprenda tutto, che comprenda magari anche le tue storie e anche quelle di cui tu hai fatto esperienza.
[Ilaria] – Complessità, senza ombra di dubbio.
[Anna] – Grazie!
[Arianna] – Beh, io non posso che non dire “stare”. Direi che è la conclusione di questa chiacchiera, di questo confronto di oggi, quindi stare.
[Anna] – Grazie, grazie mille, vi ringrazio di cuore. È stato un incontro molto produttivo, interessante, quindi grazie di cuore a entrambe!
Credits
“Grembo, racconti di pancia” è un podcast di Anna Acquistapace ed è sostenuto da Nidi Fioriti, una Fondazione che si impegna per trasformare il benessere dell’infanzia in un gesto collettivo.
Musiche © Pablo Sepulveda Godoy
Produzione video © Andrea Sanna